Quando il post è sponsorizzato, giusto tre parole

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Le sponsorizzazioni sui social network sono, detto papale papale, la pubblicità del presente.

La via più performante, più efficace, per raggiungere obiettivi di marketing.

Per convincervi, o semplicemente per farvi capire cosa intendiamo, ecco tre parole facili facili. Come farebbe Liberato, più o meno.

Conoscenza. Pensate a quante volte al giorno vedete un marchio. Anche molto famoso, un marchio che già conoscete da tempo… riflettete su quante volte al giorno vi viene riproposto. O pensate a un tifoso di pallacanestro che vede, ogni partita, ogni allenamento, sulla canotta del suo giocatore preferito, in petto, il logo del main sponsor.

Ecco, immaginate di diventare più o meno una cosa del genere, per i potenziali clienti con in mano il loro smartphone… #tumefajeascìpazz

 

Credibilità. Diciamolo forte e chiaro: la tua attività, soprattutto se di fascia medio-piccola, sotto ogni post conta il 90% (vogliamo dire 80%? O 70%?) di like da parte di amici, parenti… e ovviamente clienti affezionati o appassionati. Ma quando comunichiamo qualcosa che ha in sé obiettivi commerciali, non desideriamo forse colpire quella fascia di potenziali clienti che i tuoi post generalmente non li vedono, o addirittura non li hanno mai visti?

Così aumenta la percezione pubblica del tuo brand… #jetevoglbeneassaje

 

Lungimiranza. Usare le sponsorizzazioni sui social network, vuol dire pensare a lunga gittata. Non è sbagliato creare una campagna per uno specifico momento, per vendere un dato articolo, o per un singolo evento. Ma sono le campagne nel lungo periodo che fanno la differenza. O ancor meglio: è nel lungo periodo, che raccogliamo i benefici delle campagne ads. Creando una community interessata, con cui poter sempre interagire. Anche per fare gli auguri a Natale e a Pasqua.

O se preferite il #novemaggio

 

P.S. Non dimenticate che il dott. Mark Zuckerberg mette poi a disposizione degli inserzionisti una serie di dati, analisi e numeri che aiutano il brand a lavorare sul proprio pubblico. Con i dati insight possiamo studiare i contenuti che la nostra audience ritiene più interessanti di altri (e quelli più scadenti, o come direbbe un nostro amico più cheap), conoscere i dettagli anagrafici degli utenti, e… vabbè non vi diciamo proprio tutto tutto, altrimenti a che serviamo noi.

 

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